sabato 29 maggio 2010
martedì 25 maggio 2010
“Pesaro si tinge di Giallo” (Sabato 29 maggio 2010)
Presentazione del romanzo “Scomparsi a Urbino”
Sabato 29 maggio 2010, presso l’enoteca 075, alle ore 18:30
Nell’ambito del progetto “Pesaro si tinge di Giallo”, organizzato da un gruppo di studenti della sede distaccata di Pesaro, dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, con la collaborazione della libreria Pesaro Libri, sabato 29 maggio 2010 alle ore 18:30, presso l’enoteca 075 di Pesaro, verrà presentato il romanzo di Sonia Bucciarelli “Scomparsi a Urbino” (Edizioni Tabula fati, Chieti).
Interverranno:
Sonia Bucciarelli – Autrice
Andrea Massimo Zeloni – Dirigente squadra mobile di Pesaro
Luigi Luminati – Giornalista de Il Resto del Carlino
Matteo Simonetti - Scrittore
La scheda del libro
SCOMPARSI A URBINO
Sembra la sceneggiatura di un film noir in bianco e nero questo romanzo di Sonia Bucciarelli, giovanissima studentessa al suo esordio letterario.
La location è una cupa e misteriosa Urbino universitaria, popolata di presenze inquietanti, perfetta persino nella scelta della fortezza di Albornoz come lugubre simbolo della città.
La storia, a metà fra il romanzo nero e il giallo poliziesco, intercalata da improvvise incursioni filosofeggianti, interpreta bene la dimensione esistenziale di una generazione fragile, sospesa fra il timore del futuro e il disagio del presente.
Sonia Bucciarelli è nata a Guardiagrele (CH) il 7 aprile 1985.
Si è diplomata al liceo Classico “G. B. Vico” di Chieti e laureata in “Scienze della comunicazione” presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”. È attualmente iscritta alla laurea specialistica in “Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni” della stessa università. Il tempo trascorso ad Urbino, antico centro universitario marchigiano, pieno di storia e ambienti caratteristici, è stato essenziale per suscitare in lei i giusti spunti che l’hanno portata a scrivere “Scomparsi a Urbino”, il suo primo romanzo, pubblicato nel 2008 con la casa editrice Tabula Fati.
Sabato 29 maggio 2010, presso l’enoteca 075, alle ore 18:30
Nell’ambito del progetto “Pesaro si tinge di Giallo”, organizzato da un gruppo di studenti della sede distaccata di Pesaro, dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, con la collaborazione della libreria Pesaro Libri, sabato 29 maggio 2010 alle ore 18:30, presso l’enoteca 075 di Pesaro, verrà presentato il romanzo di Sonia Bucciarelli “Scomparsi a Urbino” (Edizioni Tabula fati, Chieti).
Interverranno:
Sonia Bucciarelli – Autrice
Andrea Massimo Zeloni – Dirigente squadra mobile di Pesaro
Luigi Luminati – Giornalista de Il Resto del Carlino
Matteo Simonetti - Scrittore
La scheda del libro
SCOMPARSI A URBINO
Sembra la sceneggiatura di un film noir in bianco e nero questo romanzo di Sonia Bucciarelli, giovanissima studentessa al suo esordio letterario.
La location è una cupa e misteriosa Urbino universitaria, popolata di presenze inquietanti, perfetta persino nella scelta della fortezza di Albornoz come lugubre simbolo della città.
La storia, a metà fra il romanzo nero e il giallo poliziesco, intercalata da improvvise incursioni filosofeggianti, interpreta bene la dimensione esistenziale di una generazione fragile, sospesa fra il timore del futuro e il disagio del presente.
Sonia Bucciarelli è nata a Guardiagrele (CH) il 7 aprile 1985.
Si è diplomata al liceo Classico “G. B. Vico” di Chieti e laureata in “Scienze della comunicazione” presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”. È attualmente iscritta alla laurea specialistica in “Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni” della stessa università. Il tempo trascorso ad Urbino, antico centro universitario marchigiano, pieno di storia e ambienti caratteristici, è stato essenziale per suscitare in lei i giusti spunti che l’hanno portata a scrivere “Scomparsi a Urbino”, il suo primo romanzo, pubblicato nel 2008 con la casa editrice Tabula Fati.
giovedì 17 dicembre 2009
RECENSIONE di Felice Amadeo
... e l'altra sera, ho riscoperto il gusto, la soddisfazione, che possono scaturire dal guardare le cose da una prospettiva differente...
così mi è tornato alla mente il libro scritto da Sonia, e mi sembra una buona idea ripubblicare la recensione, che risale all'11 febbraio 2008, quando ancora era presente il blog.
Blog che non è più presente, anche se nel sito non credo, anzi ne sono certo, non esista carenza di pagine dove si possa scrivere, commentare, comunicare, divulgare...
...
È una nebbia leggera ma persistente, quella che avvolge mentre si legge "Scomparsi a Urbino", di Sonia Bucciarelli, una serie di domande pesanti che si insinuano nella mente, viene davvero il dubbio, a tratti, che la verità sia racchiusa in parti della narrazione:
che cosa siamo? chi siamo? abbiamo motivo di essere o siamo solamente corpi animati da volontà sconosciute e mai uguali che si affannano alla disperata ricerca di un buon motivo per essere?
Nulla di pessimista, non crediate, solo scandagliando anche i più remoti abissi di noi stessi possiamo riuscire a conoscerci meglio, per meglio rapportarci nel quotidiano, con chi ci sta intorno, per dare maggiore spessore a quanto viviamo, per cercare soddisfazione.
Ho trovato interessante leggere questo libro, solo ora che ho terminato di leggerlo da poche ore sento l'euforia, l'entusiamo, che fanno scaturire riflessioni, domande, e qualche risposta.
Accade sempre quando si legge qualcosa di interessante, qualcosa che merita di essere riletto.
E rileggerò senz'altro "Scomparsi a Urbino" di Sonia Bucciarelli, perchè alcuni concetti li voglio approfondire, rileggendo qua e là parti della narrazione.
Una bella lezione mi è arrivata, con piacere, da una persona così giovane, più giovane di me: mai abituarsi all'abitudine, ma avere sempre differenti prospettive di veduta; proprio sull'abitudine, che così facendo non sarà più tale, non sarà più noiosa, ma bensì sempre capace di offrire qualcosa di nuovo, e capace di nutrire il nostro desiderio di conoscenza, perchè questo è vivere.
Accenna al giallo (per il quale non provo attrazione), al noir (cui solo poche penne giudico capaci), ma sono davvero contento di avere letto questo libro, scritto da Lei.
Il suo primo romanzo.
E sono contento perchè ora so che potrò rileggere (cosa che amo ancor più di leggere) anche questo libro, un libro in più, una finestra in più per guardare meglio su me stesso, per conoscermi di più, per migliorare, perchè anche questo è vivere.
La narrazione rispecchia personaggi (di una generazione) dalla spiccata intelligenza ma dall'estrema fragilità, forse provocata proprio dall'eccesso di sapere, dall'eccesso di conoscenza acquisita in un lasso di tempo troppo breve.
Tutte le medaglie hanno un rovescio: la conoscenza cresce col sapere, ma aumentano anche i perchè, le domande che ci poniamo sulla nostra esistenza, i dubbi normalissimi che ci poniamo via via che apprendiamo.
Qualche perchè è più pesante di altri, perchè destinato a non trovare risposte.
Ma Sonia scrive, ed anche attraverso lo scrivere possiamo trovare risposte, oltre che sollevare domande.
Anche questo mi fa riflettere ora, dopo avere letto questo libro: gestire le proprie conoscenze, farsì che l'onda di domande senza risposta non ci travolga, ma bensì fare in modo che il sapere possa offrire prospettive diverse anche dell'abitudine.
Perchè sia sempre nuova, perchè si sia capaci di offrire a noi stessi qualcosa di nuovo ogni giorno pur facendo le stesse cose (che magari amiamo): indispensabile per sopravvivere.
Attraverso la scrittura, romanzando, chi scrive può creare contorni più o meno ricchi a quello che può e deve essere il tema principipale su cui poggia l'intera narrazione.
Anche scrivendo e narrando di argomenti difficili, non ottimisti, per non usare il termine pessimisti.
Il solo fatto di scriverne a proposito è un'ottimista intenzione di sollevare un determinato problema e cercare una soluzione.
E la troviamo.
http://www.autoriemergenti.it/testi-pubblicati/Recensioni/3572-Scomparsi-a-urbino--di-sonia-bucciarelli.php
così mi è tornato alla mente il libro scritto da Sonia, e mi sembra una buona idea ripubblicare la recensione, che risale all'11 febbraio 2008, quando ancora era presente il blog.
Blog che non è più presente, anche se nel sito non credo, anzi ne sono certo, non esista carenza di pagine dove si possa scrivere, commentare, comunicare, divulgare...
...
È una nebbia leggera ma persistente, quella che avvolge mentre si legge "Scomparsi a Urbino", di Sonia Bucciarelli, una serie di domande pesanti che si insinuano nella mente, viene davvero il dubbio, a tratti, che la verità sia racchiusa in parti della narrazione:
che cosa siamo? chi siamo? abbiamo motivo di essere o siamo solamente corpi animati da volontà sconosciute e mai uguali che si affannano alla disperata ricerca di un buon motivo per essere?
Nulla di pessimista, non crediate, solo scandagliando anche i più remoti abissi di noi stessi possiamo riuscire a conoscerci meglio, per meglio rapportarci nel quotidiano, con chi ci sta intorno, per dare maggiore spessore a quanto viviamo, per cercare soddisfazione.
Ho trovato interessante leggere questo libro, solo ora che ho terminato di leggerlo da poche ore sento l'euforia, l'entusiamo, che fanno scaturire riflessioni, domande, e qualche risposta.
Accade sempre quando si legge qualcosa di interessante, qualcosa che merita di essere riletto.
E rileggerò senz'altro "Scomparsi a Urbino" di Sonia Bucciarelli, perchè alcuni concetti li voglio approfondire, rileggendo qua e là parti della narrazione.
Una bella lezione mi è arrivata, con piacere, da una persona così giovane, più giovane di me: mai abituarsi all'abitudine, ma avere sempre differenti prospettive di veduta; proprio sull'abitudine, che così facendo non sarà più tale, non sarà più noiosa, ma bensì sempre capace di offrire qualcosa di nuovo, e capace di nutrire il nostro desiderio di conoscenza, perchè questo è vivere.
Accenna al giallo (per il quale non provo attrazione), al noir (cui solo poche penne giudico capaci), ma sono davvero contento di avere letto questo libro, scritto da Lei.
Il suo primo romanzo.
E sono contento perchè ora so che potrò rileggere (cosa che amo ancor più di leggere) anche questo libro, un libro in più, una finestra in più per guardare meglio su me stesso, per conoscermi di più, per migliorare, perchè anche questo è vivere.
La narrazione rispecchia personaggi (di una generazione) dalla spiccata intelligenza ma dall'estrema fragilità, forse provocata proprio dall'eccesso di sapere, dall'eccesso di conoscenza acquisita in un lasso di tempo troppo breve.
Tutte le medaglie hanno un rovescio: la conoscenza cresce col sapere, ma aumentano anche i perchè, le domande che ci poniamo sulla nostra esistenza, i dubbi normalissimi che ci poniamo via via che apprendiamo.
Qualche perchè è più pesante di altri, perchè destinato a non trovare risposte.
Ma Sonia scrive, ed anche attraverso lo scrivere possiamo trovare risposte, oltre che sollevare domande.
Anche questo mi fa riflettere ora, dopo avere letto questo libro: gestire le proprie conoscenze, farsì che l'onda di domande senza risposta non ci travolga, ma bensì fare in modo che il sapere possa offrire prospettive diverse anche dell'abitudine.
Perchè sia sempre nuova, perchè si sia capaci di offrire a noi stessi qualcosa di nuovo ogni giorno pur facendo le stesse cose (che magari amiamo): indispensabile per sopravvivere.
Attraverso la scrittura, romanzando, chi scrive può creare contorni più o meno ricchi a quello che può e deve essere il tema principipale su cui poggia l'intera narrazione.
Anche scrivendo e narrando di argomenti difficili, non ottimisti, per non usare il termine pessimisti.
Il solo fatto di scriverne a proposito è un'ottimista intenzione di sollevare un determinato problema e cercare una soluzione.
E la troviamo.
http://www.autoriemergenti.it/testi-pubblicati/Recensioni/3572-Scomparsi-a-urbino--di-sonia-bucciarelli.php
mercoledì 12 novembre 2008
Mistero all’università di Urbino (di Rita Bugliosi)
Ha ambientato il suo primo romanzo in un luogo a lei familiare, la giovane Sonia Bucciarelli. “Scomparsi a Urbino” si svolge infatti tra gli universitari della cittadina marchigiana, la stessa in cui la ventitreenne scrittrice si è laureata in Scienze della comunicazione.
E’ qui che l’ispettrice di polizia Claudia De Angeli è chiamata a investigare su un caso di ragazzi misteriosamente scomparsi. La poliziotta avvicina i colleghi dei giovani svaniti nel nulla in cerca di un indizio, anche minimo, che riveli un collegamento tra loro, e che l’aiuti a scoprire cosa c’è dietro. E, infine, una traccia emerge: tutti i ‘desaparecidos’ hanno a che fare con uno strano simbolo, una croce sovrapposta a un cerchio. L’immagine riporta a una setta, ma non solo: le sparizioni nascondono addirittura un traffico internazionale di sostanze illegali.
La Urbino della Bucciarelli è una città cupa, dominata dalla minacciosa Fortezza di Albornoz, che l’investigatrice sospetta sia la sede dei macabri riti della setta. Non c’è nulla dell’atmosfera allegra e rumorosa dei centri universitari: i ragazzi non scherzano tra loro, preoccupati come sono per la sorte dei loro compagni e un po’ anche per la loro.
E poi c’è l’‘ombra nera’ che accompagna costantemente Claudia, incapace di staccarsi emotivamente dal suo partner Luca, ucciso durante un’operazione di polizia, e che sembra guidarla dall’aldilà. Così, al giallo si sovrappone il noir, le cui tinte fosche non si attenuano neppure nelle ultime pagine, malgrado il lieto fine. Una mancanza di spensieratezza che fa riflettere sulle nuove generazioni, sui loro dubbi e le loro paure, ben rappresentate dall’autrice.
Rita Bugliosi
http://www.almanacco.rm.cnr.it/articoli_scaffali.asp?ID_rubrica=6&ID_sottorub=62&nome_file=SchedaNarrativa_1_19_2008
E’ qui che l’ispettrice di polizia Claudia De Angeli è chiamata a investigare su un caso di ragazzi misteriosamente scomparsi. La poliziotta avvicina i colleghi dei giovani svaniti nel nulla in cerca di un indizio, anche minimo, che riveli un collegamento tra loro, e che l’aiuti a scoprire cosa c’è dietro. E, infine, una traccia emerge: tutti i ‘desaparecidos’ hanno a che fare con uno strano simbolo, una croce sovrapposta a un cerchio. L’immagine riporta a una setta, ma non solo: le sparizioni nascondono addirittura un traffico internazionale di sostanze illegali.
La Urbino della Bucciarelli è una città cupa, dominata dalla minacciosa Fortezza di Albornoz, che l’investigatrice sospetta sia la sede dei macabri riti della setta. Non c’è nulla dell’atmosfera allegra e rumorosa dei centri universitari: i ragazzi non scherzano tra loro, preoccupati come sono per la sorte dei loro compagni e un po’ anche per la loro.
E poi c’è l’‘ombra nera’ che accompagna costantemente Claudia, incapace di staccarsi emotivamente dal suo partner Luca, ucciso durante un’operazione di polizia, e che sembra guidarla dall’aldilà. Così, al giallo si sovrappone il noir, le cui tinte fosche non si attenuano neppure nelle ultime pagine, malgrado il lieto fine. Una mancanza di spensieratezza che fa riflettere sulle nuove generazioni, sui loro dubbi e le loro paure, ben rappresentate dall’autrice.
Rita Bugliosi
http://www.almanacco.rm.cnr.it/articoli_scaffali.asp?ID_rubrica=6&ID_sottorub=62&nome_file=SchedaNarrativa_1_19_2008
mercoledì 22 ottobre 2008
mercoledì 17 settembre 2008
Scrittori d'Abruzzo: due novità targate Tabula fati
Sonia Bucciarelli e Paolo Ferro sono gli autori di due libri appena pubblicati dalla casa editrice di Chieti guidata Marco Solfanelli.
Belle sorprese nell’editoria di casa nostra. Sono freschi di stampa due nuovi libri firmati da Sonia Bucciarelli (”Scomparsi a Urbino”, pp.111, Euro 8)) e Paolo Ferro (”Io mi ricordo”, pp. 127, Euro 8), entrambi pubblicati nell’ormai longeva collana “Carta da Visita” curata da Giuliana Cutore per le edizioni Tabula Fati di Marco Solfanelli (www.edizionitabulafati.it).
Sonia Bucciarelli, nata nel 1985 a Guardiagrele (Chieti), si tuffa nella narrativa esordendo con un romanzo suggestivo e intrigante. La Bucciarelli ci racconta una storia tra il giallo e il noir ambientata in un’inquietante Urbino universitaria, col mistero e la fragilità che sembrano essere le parole d’ordine per accedere a un più segereto discorso esistenziale. Una narrazione cui non mancano ritmo e atmosfera e da leggersi a bocconi grossi. Scrive Emilia Longheu nella Prefazione: «Sembra la sceneggiatura di un film noir in bianco e nero questo romanzo di Sonia Bucciarelli, giovanissima studentessa al suo esordio letterario. La location è una cupa e misteriosa Urbino universitaria, popolata di presenze inquietanti, perfetta persino nella scelta della fortezza di Albornoz come lugubre simbolo della città».
Assai diverso, ma non meno appassionante, è il libro di Paolo Ferro “Io mi ricordo”. Ferro, nato ad Avezzano (L’Aquila) nel 1965, si abbandona a una pattinata nell’autobiografia, evocando immagini e figure assemblate col tocco delicato e sincero d’una scrittura che non scade nel lirismo e che riesce a prendere per mano il lettore e condurlo sino all’ultima pagina. Scrive Emilia Longheu nella Prefazione: «Chi conosce l’emozione di viaggiare nel tempo della propria biografia sfogliando un album di vecchie fotografie, la ritroverà leggendo questo romanzo della memoria dal tono lirico e intimista. L’autore è un artigiano che usa il filo dei ricordi per rilegarne le pagine, per tessere storie di mondi invisibili, fiabe e antiche leggende; che ogni tanto si fa cantastorie per intonare canzoni e nenie popolari o per raccontare di quando l’Amore arrivò sulla Terra, portato dalle stelle e dal vento; che ci regala la vita intima di sè bambino alla scoperta della propria interiorità, che s’imbatte negli interrogativi della coscienza nascente».
http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/scrittori-dabruzzo-due-novita-targate-tabula-fati
Belle sorprese nell’editoria di casa nostra. Sono freschi di stampa due nuovi libri firmati da Sonia Bucciarelli (”Scomparsi a Urbino”, pp.111, Euro 8)) e Paolo Ferro (”Io mi ricordo”, pp. 127, Euro 8), entrambi pubblicati nell’ormai longeva collana “Carta da Visita” curata da Giuliana Cutore per le edizioni Tabula Fati di Marco Solfanelli (www.edizionitabulafati.it).
Sonia Bucciarelli, nata nel 1985 a Guardiagrele (Chieti), si tuffa nella narrativa esordendo con un romanzo suggestivo e intrigante. La Bucciarelli ci racconta una storia tra il giallo e il noir ambientata in un’inquietante Urbino universitaria, col mistero e la fragilità che sembrano essere le parole d’ordine per accedere a un più segereto discorso esistenziale. Una narrazione cui non mancano ritmo e atmosfera e da leggersi a bocconi grossi. Scrive Emilia Longheu nella Prefazione: «Sembra la sceneggiatura di un film noir in bianco e nero questo romanzo di Sonia Bucciarelli, giovanissima studentessa al suo esordio letterario. La location è una cupa e misteriosa Urbino universitaria, popolata di presenze inquietanti, perfetta persino nella scelta della fortezza di Albornoz come lugubre simbolo della città».
Assai diverso, ma non meno appassionante, è il libro di Paolo Ferro “Io mi ricordo”. Ferro, nato ad Avezzano (L’Aquila) nel 1965, si abbandona a una pattinata nell’autobiografia, evocando immagini e figure assemblate col tocco delicato e sincero d’una scrittura che non scade nel lirismo e che riesce a prendere per mano il lettore e condurlo sino all’ultima pagina. Scrive Emilia Longheu nella Prefazione: «Chi conosce l’emozione di viaggiare nel tempo della propria biografia sfogliando un album di vecchie fotografie, la ritroverà leggendo questo romanzo della memoria dal tono lirico e intimista. L’autore è un artigiano che usa il filo dei ricordi per rilegarne le pagine, per tessere storie di mondi invisibili, fiabe e antiche leggende; che ogni tanto si fa cantastorie per intonare canzoni e nenie popolari o per raccontare di quando l’Amore arrivò sulla Terra, portato dalle stelle e dal vento; che ci regala la vita intima di sè bambino alla scoperta della propria interiorità, che s’imbatte negli interrogativi della coscienza nascente».
http://www.abruzzocultura.it/abruzzo/scrittori-dabruzzo-due-novita-targate-tabula-fati
giovedì 11 settembre 2008
Recensioni da ARCILETTORE
La giovane autrice colloca questo romanzo in un'ambientazione che contamina il giallo con il noir e un po' di fantastico, con ciò rendendo la propria opera sicuramente originale. Le va dato atto di dimostrare di possedere uno stile che riesce a dare alla narrazione un ritmo veloce, senza essere aggressivo. Forse sono un deboli i dialoghi, ma alla fine il racconto riesce ad assorbire ogni manchevolezza dando al lettore l'urgenza di conoscere il finale. Sicuramente bello il personaggio di Claudia, il commissario. Una donna che nel lavoro riversa la sua ansia esistenziale, anche se questo non le impedisce di essere estremamente lucida nell'indagine, anche se l'importante sembra sempre quello di non restare troppo tempo nello stesso luogo. Insomma una nomade dell'indagine criminale. A Urbino le viene affidato il caso di una serie di misteriose scomparse che, apparentemente, sembrano avere a che fare con riti satanici. Attenzione, non mancheranno le sorprese e, comunque, non saremo noi a darvi un qualsiasi indizio.
Il libro è piacevole da leggere e dunque compratelo!
Il libro è piacevole da leggere e dunque compratelo!
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